“IL LAVORO NELL’ ITALIA DI DOMANI”
Stiamo vivendo una situazione di enorme complessità, densa di incertezze e senza prospettive . E’ nostro dovere trovare risposte. Il cambiamento più grande è la mancanza di nuove opportunità come è stato invece nel passato, tra gli anni 1945-1995. Possiamo definire questi anni “età dell’ oro”. Ora l’ età dell’ oro è finita: avevamo un orizzonte che si apriva, ora l’ orizzonte si sta chiudendo. L’ unica risposta oggi può essere una risposta difensiva .Vi sono elementi di crisi del PD: difficoltà a trovare risposte, ma è una difficoltà di tutta la politica. Non deve essere il mercato che regola la democrazia. Dobbiamo ripartire con una politica più alta, distinguendo i fatti personali di qualcuno dal bene comune: dire no all’ assuefazione o all’ estremismo, NOI DOBBIAMO INCARNARE LA RIFLESSIONE, AVENDO LA RESPONSABILITA’ DELL’ AGIRE. E’ necessario imparare il gioco di squadra e il rispetto delle regole anche al nostro interno. Abbiamo il dovere di fare sintesi , imparando se necessario a fare un passo indietro. E’ necessaria una nuova visione del mondo, contrapponendo al liberismo la BATTAGLIA DELLE IDEE. La crisi dell’ occidente è una crisi economica e sociale. Bisogna fare i conti con la globalizzazione dell’ economia: Cina e India sono oggi potenze economiche, ma con uno standard di qualità della vita bassissimo. La questione FIAT pone un problema nuovo. DOBBIAMO RACCOGLIERE LA SFIDA DI MARCHIONNE, enfatizzando l’ elemento di scambio: un ragionevole compromesso. Un’ altra sfida è la distruzione del Protocollo del 93:la concentrazione nelle relazioni sindacali. L’ esito del referendum va rispettato , ora si deve andare avanti. La politica deve esigere risorse investite. Il Governo in questa faccenda non ha investito niente, è necessario rifare il Patto delle regole di concentrazione. E’ necessario un modello contrattuale che deve conciliare le nuove esigenze tra capitale/lavoro, tenendo presenti le differenze tra impresa ed impresa , negli altri Paesi esistono già accordi in questo senso. Servono dei contratti a livello Europeo che stabiliscano un minimo e un massimo. Serve soprattutto una POLITICA INDUSTRIALE. Il decentramento produttivo indebolisce la forza sindacale, ma dobbiamo accettare la sfida della competitività , mantenendo i diritti di base, il lavoro pur che sia non basta. Dobbiamo avere un’ idea di un percorso lavorativo: legando studio e lavoro e un salario minimo garantito per tutte le forme lavorative.
Scritto da Marilena Permunian.